Grão-de-bico

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Foto da Wikipedia.

 

I ceci (Cicer arietinum L. – “varietà di fagiolo a forma di testa di ariete”) sono originari del sudest della Turchia, da dove si diffusero in India ed Europa. Sono stati introdotti nella Penisola Iberica durante la dominazione araba iniziata nell’VIII secolo, e poi portati in Brasile dai colonizzatori portoghesi nel XVI secolo. Con l’immigrazione spagnola e mediorientale alla fine del XIX secolo la coltivazione e il consumo dei ceci sono cresciuti notevolmente.
Il “chicco della felicità”, com’è conosciuto nella cultura araba, è una leguminosa annuale ampiamente utilizzata nella cucina vegetariana. I ceci sono buona fonte di sali minerali, vitamine, amido e proteine vegetali, riducono il livello di colesterolo ed sono “ricchi di triptofano, un aminoacido essenziale per la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore che agisce sul cervello nella regolazione del sonno, dell’umore, dell’appetito, tra tanti.” (Lucimeire Pilon, ricercatrice Embrapa)
I chicchi interi, ottimi sostituti dei fagioli, sono solitamente consumati lessi in stufati di carni e verdure. La farina è utilizzata per la preparazione di pasta, zuppe, torte, dolci, pane, cibo per bambini. La pianta dei ceci è adatta al clima secco e mite, ma può essere coltivata in primavera e in estate nelle regioni temperate e in inverno ai tropici. É al quinto posto tra i legumi più coltivato al mondo dopo la soia, arachidi, fagioli e piselli. Il Brasile ne importa una grande quantità dal Messico e Argentina perché la produzione nazionale, concentrata nel sud del paese, non è sufficiente a soddisfare l’attuale consumo.Fonti:
• “Prosa Rural“, programma radiofonico realizzato da “Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária” (Embrapa)
• Enciclopédia de Nutrição Nestlé online