I brasiliani amano la pizza… alla “brasiliana”!

São Paulo è la seconda città dopo New York per produzione e consumo di pizza nel mondo. Dal 1985 il 10 luglio di ogni anno in Brasile si festeggia il “Giorno della pizza” (Dia da pizza), ed esistono persino modi di dire come “E tutto finisce in pizza”. 
La pizza è forse la più famosa ambasciatrice della tradizione italiana nel mondo. Anche se ormai un piatto a buon diritto internazionale, l’impasto povero e gli ingredienti semplici, i pomodori maturati al sole, mozzarella filante e basilico profumato ne fanno il perfetto esempio dell’ingegno del Belpaese.  
La pizza è stata introdotta in Brasile proprio da immigranti italiani, per lo più Napoletani, Baresi, Siciliani e Calabresi. I primi sono arrivati a São Paulo alla fine del XIX secolo, si sono stabiliti nel "Brás" e nel "Bixiga", due quartieri a ridosso del centro storico cittadino. Anche se un piatto simile alla pizza fosse già venduto per le strade e nei panifici ("padarias"), la prima vera "pizzaria" fu la "Cantina Santa Genoveva", inaugurata nel 1910 dal napoletano Carmino Corvino, meglio conosciuto come “Dom Carmeniello”. Aveva sede nel Brás, all'angolo della Avenida Rangel Pestana con la Rua Monsenhor Anacleto. La più antica pizzeria ad oggi in attività è l’amatissima "Cantina Pizzaria Castelões", inaugurata nel 1924 da un altro napoletano, Ettore Siniscalchi.
A partire della metà del XX secolo la pizza si è rapidamente diffusa in tutto il paese, tanto che la "redonda" (rotonda) ora fa parte della cucina nazionale. Anche se l'impronta italiana resta fortissima, la pizza ha tuttavia ricevuto l'influenza delle culture degli altri popoli immigrati in Brasile. L'introduzione di nuovi ingredienti e la creatività dei cuochi hanno dato forma a un numero crescente di varianti che l’hanno notevolmente allontanata dalla "vera italiana". 
In Brasile, del resto, la mozzarella fresca come la conosciamo noi è arrivata solo negli ultimi anni. L'impasto è più spesso e il ripieno molto più abbondante. Il diametro normale della pizza “brasiliana” si aggira sui 35 cm e viene pre-tagliata in 8 spicchi che possono tranquillamente sfamare un’intera famiglia. La pizza “individuale” si trova di solito nei soli ristoranti italiani più tradizionali. Un trancio take-away in Brasile lo potreste trovare nei bar come nelle "padarias" (i panifici) che, oltre a vendere pane e dolci, fungono spesso anche da bar, paninoteche, tabaccherie e mini-alimentari. Un tempo le "padarias" erano gestite esclusivamente da famiglie originarie del Portogallo, ed è probabile che la diffusissima pizza “portoghese" (prosciutto, formaggio, uova sode, cipolle e olive), sia nata proprio dai primi scambi etno-gastronomici: qui gli immigrati italiani portavano le loro pizze a cuocere stimolando la fantasia dei fornai a sperimentare sapori tipici della loro terra d’origine.  
Un'altra pizza tradizionale brasiliana molto diffusa è la “pollo e catupiry". Il catupiry è un gustoso formaggio tipico, spalmabile e filante. È un prodotto a base di latte vaccino con l'aggiunta di panna, acqua e sale. E neanche a dirlo: la ditta "Laticínios Catupiry", fondata nel 1911, che lo ha reso celebre è stata fondata da un italiano, Mario Silvestrini. Col "catupiry" (che significa “eccellente” in "tupi-guarani", un dialetto degli "índios"), si fa anche una particolare pizza con il bordo ripieno: una vera golosità. 
Tra le pizze “salate” sono molto apprezzate quelle con frutta fresca o sciroppata, mentre la versione “dolce” prevede spesso banane e cannella, ma anche "brigadeiro" (cioccolato) o il "Romeu e Julieta" (un dessert di guaiava e catupiry).  
Resta un’ultima cosa da scoprire: perché mai in Brasile si usi il detto “E tutto finisce in pizza”. Questa formula viene soprattutto utilizzata per descrivere casi di corruzione rimasti impuniti. La sua origine risalirebbe agli anni 60 a un episodio di crisi nella dirigenza della "Sociedade Esportiva Palmeiras", già "Palestra Itália". Dopo 14 ore di confronti, proposte e discussioni, tutti i presenti decisero di porre fine alla diatriba ordinando pizza e molti boccali di birra. Il giorno dopo, il titolo della "Gazeta esportiva" riportava: “Crisi do Palmeiras termina em pizza”.  

Nelle foto l’insegna della "Cantina Pizzaria Castelões", uno degli ambienti e le loro famose pizze “portoghese” e “a due sapori”. 
L'utilizzo delle foto è stato gentilmente concesso dalla "Cantina Pizzaria Castelões".


Fonti: 
• Virgínia Brandão, "História da Pizza" in Correio Gourmand. Consultato il 25.02.2015
Guia do estudante ABRIL on line. Consultato il 25.02.2015 


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