I brasiliani amano la pizza… alla “brasiliana”!

São Paulo è la seconda città dopo New York per produzione e consumo di pizza nel mondo. 
La pizza è forse la più famosa ambasciatrice della tradizione italiana nel mondo. Anche se ormai un piatto a buon diritto internazionale, l’impasto povero e gli ingredienti semplici, i pomodori maturati al sole, mozzarella filante e basilico profumato ne fanno il perfetto esempio dell’ingegno del Belpaese.  
La pizza è stata introdotta in Brasile proprio da immigranti italiani, per lo più Napoletani, Baresi, Siciliani e Calabresi.
A partire della metà del XX secolo la pizza si è rapidamente diffusa in tutto il paese, tanto che la "redonda" (rotonda) ora fa parte della cucina nazionale. Anche se l'impronta italiana resta fortissima, la pizza ha tuttavia ricevuto l'influenza delle culture degli altri popoli immigrati in Brasile. L'introduzione di nuovi ingredienti e la creatività dei cuochi hanno dato forma a un numero crescente di varianti che l’hanno notevolmente allontanata dalla "vera italiana". 
Il diametro normale della pizza “brasiliana” si aggira sui 35 cm e viene pre-tagliata in 8 spicchi che possono tranquillamente sfamare un’intera famiglia. La pizza “individuale” si trova di solito nei soli ristoranti italiani più tradizionali.  
Resta un’ultima cosa da scoprire: perché mai in Brasile si usi il detto “E tutto finisce in pizza”. Questa formula viene soprattutto utilizzata per descrivere casi di corruzione rimasti impuniti. La sua origine risalirebbe agli anni 60 a un episodio di crisi nella dirigenza della "Sociedade Esportiva Palmeiras", già "Palestra Itália". Dopo 14 ore di confronti, proposte e discussioni, tutti i presenti decisero di porre fine alla diatriba ordinando pizza e molti boccali di birra. Il giorno dopo, il titolo della "Gazeta esportiva" riportava: “Crisi do Palmeiras termina em pizza”.  

Nelle foto l’insegna della "Cantina Pizzaria Castelões", uno degli ambienti e le loro famose pizze “portoghese” e “a due sapori”. 
L'utilizzo delle foto è stato gentilmente concesso dalla "Cantina Pizzaria Castelões".


Fonti: 
• Virgínia Brandão, "História da Pizza" in Correio Gourmand. Consultato il 25.02.2015
Guia do estudante ABRIL on line. Consultato il 25.02.2015 


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